Mafia, smantellato clan altamurano: la droga partiva da Cerignola


Cerniera tra Basso Tavoliere e BAT: così Cerignola diventa strategica negli affari criminali pugliesi. È questo quanto emerso con l’operazione Nemesi, che ha visto impegnati oltre 300 militari nei territori di Bari, Altamura, Foggia, Cerignola, Matera, Lecce e Roma. Le accuse a carico dei 58 arrestati sono di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto d’armi, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, turbativa d’asta, estorsione. Sono stati sequestrati immobili per un valore complessivo di 2 milioni di euro, oltre a grossi quantitativi di hashish, marijuana e cocaina 16, 9 e 5 chili.



Sotto scacco il gruppo criminale di Michele D’Abramo e Giovanni Sforza di Altamura, organizzazione ritenuta dagli investigatori vicina al clan Parisi di Bari. Il clan altamurano si riforniva a Cerignola. E l’operazione dei carabinieri ha svelato, ancora una volta, il carattere “affaristico” dei clan cerignolani, per quelle che è stata definita “mafia degli affari”. Come si legge nella relazione semestrale della DIA, “nel Basso Tavoliere, quella di Cerignola resta la realtà criminale strutturalmente più solida: non risente delle ripercussioni dei riassetti e delle fibrillazioni in atto nelle vicine aree e, partendo da un forte e radicato controllo del proprio territorio, attua una strategia operativa di progressiva espansione verso altre aree”. Il caso “altamurano” sembra inserirsi in quest’ottica.

Inoltre, sempre nell’operazione Nemesi, è stato disposto anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 4 appartamenti e di due autovetture sulla base dell’accertata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il tenore di vita delle famiglie di D’Abramo e Sforza – ritenuti capi cosca – e di Pasquale Sciannanteno e Luigi Sforza, loro luogotenenti. L’indagine, partita nel 2017 con pedinamenti e appostamenti e intercettazioni, ha consentito di identificare i mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio di Angelo Popolizio, scomparso ad Altamura nel 2014; oltre che di due tentativi di omicidio (nei confronti di Nicola Dambrosio e Mario Dambrosio) verificatisi nel 2012 e nel 2014.



Cerignola centrale di spaccio, dunque. “La capacità di diversificare le attività illecite da cui provengono le ingenti risorse finanziarie e di sapersi rigenerare, dando continuità ai traffici illeciti, le ha permesso di affermarsi anche a livello nazionale. Si connota come mafia degli affari, svincolata dalla rigidità tipica delle strutture fondate sui vincoli di familiarità (aspetto peculiare delle mafie foggiana e garganica) e proiettata al raggiungimento di obiettivi a medio-lungo termine, anche grazie, verosimilmente, all’esistenza di un organo decisionale condiviso, in grado di assoggettare in modo pragmatico il tessuto criminale, riducendo al minimo le frizioni”, si legge nella relazione della DIA.



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