Infitrazioni, le opposizioni: “Inquietante sistema”. Metta: “Pettegolezzi”


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Per l’ex sindaco Franco Metta si tratterebbe di “false rappresentazioni, illazioni, pettegolezzi”. Eppure la relazione del Prefetto Raffaele Grassi, con la quale si è sciolto per mafia il consiglio comunale di Cerignola, è un addensato di relazioni ambigue, mala gestio, favori criminali. E quel documento ha determinato una serie di prese di posizioni e polemiche.

Metta pone l’accento sui “danni enormi che questo documento produrrà su Cerignola, su tante aziende di Cerignola, su tante persone ferite….pur di colpire Metta. Una Città messa in croce in maniera assurda, superficiale e non responsabile. Risponderò punto per punto. Omissis per Omissis. Soprattutto scopriremo chi ha voluto questo scempio. E non perdonerò nessuno di coloro che per impedirmi di essere sindaco ancora per 6 anni hanno infangato una intera città. La morte politica incombe su chi ha provocato per interesse personale questo strazio”.



In realtà l’atto prefettizio svela, ancora una volta, sovrapponendosi a quanto già espresso dalla relazione del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese (che ha proseguito l’attività imbastita e voluta da Matteo Salvini), tutti le relazioni, i nomi delle persone coinvolte o le ditte sotto l’influenza della malavita locale. Così le opposizioni incalzano: “Dalla lettura della relazione firmata dal Prefetto di Foggia appare evidente che il Sindaco, gli assessori ed i consiglieri comunali dell’amministrazione Metta hanno più e più volte oltrepassato le linee di legalità e opportunità mettendo la nostra Città nelle mani della criminalità organizzata. Siamo stati i primi a denunciare tutto. Le gare per l’affidamento di lavori pubblici venivano vinte con il modello dell’offerta unica sempre dalle stesse società vicine, a vario titolo, ad assessori o consiglieri comunali fedeli a Franco Metta. E l’unico comune denominatore era lo stesso: tutto era riconducibile ad ambienti criminali”, dice Maria Dibisceglia del Partito Democratico.

“Hanno creato un sistema, permettendo ad associazioni criminali di infiltrarsi nell’apparato amministrativo, muovendo a loro piacimento i fili del futuro della nostra città. Dai sistemi – conclude Dibisceglia-, soprattutto se criminosi, non se ne esce facilmente”.



Anche Fratelli di Italia, che la settimana scorsa ha invitato il segretario della commissione antimafia Wanda Ferro nell’ambito della festa LaboratorioSud, punzecchia l’amministrazione uscente e osserva: “Fa specie che ci sia ancora l’arroganza di parlare, offendere le istituzioni, gli inquirenti, riunire la Giunta nel proprio studio: tutto surreale, come ciò che sta succedendo. E invece di tacere e vergognarsi, c’è ancora chi continua a fomentare vendette, a dare la colpa a chi ha denunciato (alle Autorità o mediaticamente) in questi 4 anni, come se il commissariamento sia arrivato dal nulla: ci sono 6 mesi di indagini del Viminale, che non è un organo politico, non è il ministro pro-tempore, ma è la Polizia, lo Stato. Attendiamo a questo punto azioni concrete e risolutorie, per ripulire la città e consentirle un futuro che ora appare precluso, con questi cattivi padroni”, dice Gianvito Casarella di FDI.



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Reverendo

Fratelli e sorelle, credo sia inutile fomentare una guerra di idee che alla fine farà solo del male al nostro territorio e alla nostra gente. Bisogna costruire dialogo, ponti. Siamo tutti cerignolani

Tarsu

Nemmeno un prete stava oggi all’ inaugurazione di via 25 aprile. Non si fa così però

Il tuo amico di oggi.

Caro Tarsu e’ il caso di scherzarci poco.
Il gioco può diventare pericoloso.
Fatti da parte.
Ciao

PIPPO

ANZICCHE’ NASCONDERTI CON IL NOME COMUNE REVERENDO PERCHE’ NON DICI CHI SEI. NON GETTARE DISCREDITO SULLA CHIESA APPROPRIANDOTI DI UN TITOLO CHE NON TI SPETTA. IO CHE TI RISPONDO SONO UN REVERENDO VERO. SE LO SEI PURE TU NON AVER PAURA DI DIRE CHI SEI.

Pagliaccio

Pettegolezzi, illazioni? Siamo al teatro dell’assurdo, una commedia tragicomica che pure a Napoli se la sognano. La condizione del Fu’ Sindaco ricorda un po’, con tutti i limiti del paragone, quella di Hitler nell’aprile del ’45, quando, schiacciato sul fronte occidentale dalle truppe alleate, e su quello orientale da Stalin, continuava a negare la realtà, asserendo che la vittoria era vicina, e la grande Germania avrebbe sconfitto il nemico. Sotto certi aspetti il dittatore e l’ex sindaco si somigliano. Sono accomunati dalla stessa arroganza, dispotismo, e megalomania. Caratteristiche queste che sono in dicotomia con quelle che un buon sindaco dovrebbe… Leggi il resto »

Ah!!! Mimmo.

None Farina del tuo sacco.