Frequentazioni mafiose, favori, interdittive: perchè il Ministero vuole ‘sciogliere’ Cerignola


L’ultima parola al Consiglio dei ministri, che in queste ore valuta la relazione. Ecco i contenuti


Frequentazioni con pezzi della malavita, “favori”, appalti anomali e tre interdittive antimafia, oltre alla questione cimitero. È per questo che il Ministero dell’Interno chiede lo scioglimento del Comune di Cerignola per 18 mesi a causa delle infiltrazioni mafiose. Diversi gli spunti che vengono fuori dalla relazione presentata in queste ore al Consiglio dei Ministri che oggi, salvo lungaggini, dovrà esprimersi sui rilievi effettuati dalla commissione di accesso agli atti, intervenuta a Cerignola lo scorso 9 gennaio per sei mesi.

Le tre interdittive. Si parte dalle tre interdittive antimafia: Cerignola Progresso per la villa comunale, in aggiunta a MondoEco e Mondoservice. Dal documento di apprende che i titolari delle aziende sarebbero esponenti della malavita locale. Tortuoso il percorso che ha portato alla vittoria di Mondoservice del bando relativo al verde pubblico: la società fu esclusa poiché l’offerta era apposta sulla busta e non all’interno. La ditta vincitrice, all’improvviso, decide di ritirarsi ed il comune in maniera illegittima affida il verde pubblico alla ditta esclusa: Mondoservice, appunto. Analogo discorso, rispetto ai condizionamenti, per Cerignola Progresso e la villa comunale:  la società, nata poco prima della gara, presenta al suo interno esponenti che il Ministero ritiene collegati ai gruppi criminali organizzati.



Cimitero. La lente degli inquirenti si posa anche sui lavori di ampliamento del cimitero: gara avviata nel 2015, ma è nel 2016, con Metta in sella, che cambia tutto con l’ingresso e i subappalti a nuove società direttamente e indirettamente collegate agli ambienti criminali. Tra l’altro uno dei soci di una ditta è stretto congiunto di un dipendente apicale del Comune di Cerignola. Il volume di affari del cimitero si aggira intorno a 15 milioni di euro.

Urbanistica. Gare spezzettate e anomala gestione dei lavori pubblici. E soprattutto un’indebita ingerenza della parte politica rispetto alla macchina gestionale e ai dirigenti. Inoltre, secondo il Ministero, ci sarebbe stata un indebito ricorso al modello di offerta unica.

Frequentazioni. Franco Metta ha partecipato all’inaugurazione di un’attività commerciale riferibile ad uno dei boss di Cerignola. Con lui l’assessore Carlo Dercole. Così come, riferiscono fonti ministeriali, le nozze di un pluripregiudicato, a cui Metta avrebbe partecipato in compagnia di diversi esponenti di spicco della criminalità organizzata.



Concessioni. Bar, attività commerciali e SUAP. Concessioni per strutture esterne senza regole e offerte a persone riferibili a clan nonostante il divieto imposti dal regolamento comunale. È questa una delle contestazioni addebitate a Metta. Per quanto riguarda gli ambulanti abusivi, Metta avrebbe chiesto alle forze dell’ordine di soprassedere su alcuni casi specifici.

Servizi sociali. Anche il settore servizi sociali, retto dall’assessore/vicensindaco Rino Pezzano e dal dirigente Francesco Delvino, finisce nel mirino del ministero, in particolar modo in riferimento agli alloggi popolari, abitati da criminali senza autorizzazioni e che non avrebbero versato il regolare canone.

Conclusioni. È questa la relazione che in questi minuti è al vaglio del Consiglio dei Ministri. Il Ministero dell’Interno ha chiesto lo scioglimento del consiglio comunale di Cerignola per 18 mesi. Se il Consiglio dei Ministri dovesse confermare l’impianto, allora il documento dovrà essere firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che decreterà lo scioglimento del consiglio comunale di Cerignola.

Michele Cirulli



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Le decine di denunce di Sgarro & C. hanno avuto infine ragione della diffusa omertà.