L’autunno caldo di Metta&Co tra Mafia e SIA


La copertina di Marchiodoc

Sarà un autunno caldo per Franco Metta e la sua giunta. Perché la commissione d’accesso agli atti esprimerà il suo giudizio sulle possibili infiltrazioni mafiose a Palazzo di Città e c’è la possibilità concreta che il consiglio comunale possa essere sciolto. Dopo l’insediamento dell’organo controllore, inviato a gennaio scorso impiegando 6 mesi per le rituali indagini, si attendono a strettissimo giro le determinazioni sul comune guidato da Metta ed anche su Manfredonia, le due città che potrebbero essere controllate dalla criminalità organizzata.



 La “mafiosità” dell’amministrazione potrà concretizzarsi in varie sfumature: la ”assoluzione” piena, circostanza che lascia invariato il corso dell’amministrazione fino alla scadenza naturale del mandato del 2020; la rimozione di determinati dirigenti ritenuti permeabili agli ordini dei gruppi criminali; lo scioglimento del consiglio comunale con annessa incandidabilità delle figure politiche ritenute più esposte ai richiami delle organizzazioni criminali (consiglieri, sindaco e assessori  potranno ricorrere al TAR). Ad impensierire la giunta, inoltre, è la questione SIA srl. Nei comuni che aderiscono al consorzio Fg4 (Cerignola e Reali Siti) c’è preoccupazione sugli esiti della richiesta di concordato preventivo in continuità: sempre a stretto giro è previsto il responso del tribunale, chiamato a tracciare il percorso che la società dei rifiuti dovrà intraprendere.

Se il Tribunale non dovesse assecondare le richieste del management rispetto ad una rimodulazione dei debiti, allora per SIA potrebbero seriamente aprirsi le porte del fallimento. L’aria è tesa e soprattutto nei comuni dei Reali Siti non si respira ottimismo: “Scaramanzia”, dicono. Perché la bomba sociale che deriverebbe dal “bubbone” Sia non sarebbe indifferente, con oltre 300 famiglie a cui dover dare risposte concrete e nell’immediato. Sul tema SIA e sul commissariamento Metta precisa che “la delibera del commissariamento del Consorzio è stata approvata, ma non c’è un testo e ad oggi non è stato notificato nulla”.



Ed è singolare che anche Sgarro, oggi, ricalchi il modello di una gestione pubblico/privata, come già propugnato dal sindaco prima dell’affaire “biscotti” e mazzette. Sul punto Metta sbarra le porte: “Una nuova società? E con chi? Con quali soldi si dovrà costituire la nuova ditta? Con quali prospettive? Grandaliano, che è l’incaricato di Michele Emiliano per il tema rifiuti, ha un solo obiettivo: prendere l’impiantistica di Forcone Cafiero, sciogliere il contratto di concessione tra Consorzio e SIA. Ovviamente questo porterebbe a far scomparire la SIA, ma speriamo non sia così”.

Al di là delle recriminazioni (Metta accusa la Regione, i suoi oppositori lo accusano di aver svenduto gli impianti a Bari), l’emergenza rifiuti è tangibile. In strada e nei Palazzi. Così come l’emergenza legalità.  

I due nodi per Metta incrociano le battaglie affrontate durante la campagna elettorale dal 2008 al 2015: legalità e ambiente. È su questi temi – infiltrazioni mafiose e SIA – che il sindaco si gioca la sua riconferma a Palazzo di Città o l’abbandono forzato della scena politica.

Michele Cirulli



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