Black Land, condannati anche gli imprenditori dei rifiuti


Black Land

È di pochi minuti fa la sentenza con cui il Tribunale di Foggia ha chiuso il caso Black Land. Mentre il filone barese – dove gli imputati hanno scelto il rito abbreviato, si è già esaurito, nel capoluogo dauno, dove sono andati a processo ordinario gli imprenditori coinvolti nello scandalo sui rifiuti napoletani sversati nella campagne del basso tavoliere, oggi è arrivato il verdetto finale.

Arminio Erminio, Pasquale DI Ieso e Giuseppe Caruso sono stati condannati rispettivamente a 3 anni, 1 anno e 9 mesi e 8 mesi di reclusione. Alla condanna consegue l’applicazione delle sanzioni accessorie tra cui la confisca delle strutture utili a commettere il reato e la bonifica degli ambienti.



Nel 2014 il NOE dei carabinieri scoprì il traffico illecito di rifiuti tra la Campania e la Capitanata: l’immondizia veniva scaricata nei campi tra Ordona, Cerignola, e i 5 Reali Siti, fino ad arrivare alle porte della provincia di BAT.

Epicentro dell’inchiesta la Biocompost Irpino, società ormai prossima al fallimento, le cui quote sono state confiscate.  Inoltre, per tutte le aziende coinvolte oltre alla Biocompost (Pl trasporti, Spazio Verde Plus, Edil C) la sanzione è pari a 200 mila euro con annessa sospensione di ogni attività per 5 mesi.



Inoltre per la Biocompost Irpino srl, la Edil C srl, la Spazio Verde Plus srl, la Pl trasporti si dispone la confisca del profitto del reato che ammonta, per tutte le ditte, a circa 2 milioni di euro. Qualora non fosse possibile la confisca del profitto, si procederà alla confisca per equivalenti dei beni in uso alle società (la più grande è pressochè fallita).  

Amaro in bocca per le parti civili, che potranno rifarsi in apposito procedimento: difficile, però, con un’azienda in fallimento, riuscire a recuperare i danni chiesti.

Michele Cirulli



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