Audace, mancata promozione: ecco le tre motivazioni del TAR


La sede del TAR del Lazio

Sono tre le motivazioni con cui il TAR del Lazio, chiamato ad esprimersi sul caso Audace Cerignola e sulla promozione in Serie C, fonda il suo intervento che condanna i gialloazzurri alla serie inferiore, nonostante gli auspici di questi giorni ed una lunga diatriba legale e sportiva consumatasi per tutta l’estate.

E così i magistrati Donatella Scala e Germana Panzironi e Francesca Romano hanno neutralizzato la difesa del Cerignola, rappresentato dall’avvocato Cesare Di Cintio.



Innanzitutto i giudici hanno eccepito rispetto alla mancata notifica dei provvedimenti alla squadra della Sinalunghese: “In ordine alla ammissibilità del ricorso, non appare fondata, ad una sommaria cognizione propria della fase cautelare, l’eccezione di inammissibilità formulata dalle difese del CONI e dell’Audace Cerignola per la mancata notifica al controinteressato, non ravvisandosi nella posizione della Soc. Sinalunghese un interesse processualmente rilevante”. Dunque, il TAR elimina ogni ragione in ordine alla ammissibilità del procedimento. I magistrati, poi, intervengono su un altro aspetto, che entra nel merito delle questioni dei lavori di adeguamento dello stadio e del termine ultimo da rispettare (5 luglio), che il Cerignola non ha rispettato: per il TAR ha ragione la FIGC “con particolare riferimento alle doglianze di erronea motivazione delle decisioni del Collegio di Garanzia (che aveva dato invece ragione al Cerignola, ndr)  e di erronea interpretazione della perentorietà del termine perentorio stabilito, quest’ultimo rimasto inoppugnato”.



Ultima ragione riguarda la “necessaria comparazione degli interessi”. Ossia “la prevalenza di quello alla ordinata prosecuzione del campionato di calcio, rispetto all’interesse della società calcistica, la cui natura economica è eventualmente suscettibile di ristoro in esito alla valutazione del merito del ricorso”. Trattazione del merito che sarà portata in udienza l’11 febbraio 2020.



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Dino

Una vera ingiustizia