Tempo scaduto per la Commissione: a Cerignola comanda la Mafia?


La copertina di Marchiodoc

Tempo scaduto. Dopo la proroga di tre mesi, terminano i 180 giorni a disposizione della Commissione prefettizia d’accesso agli atti arrivata a Cerignola lo scorso 9 gennaio per valutare la sussistenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione Metta. adesso la palla passerà sul tavolo del Ministero dell’Interno prima e su quello del Presidente della Repubblica poi, che dovranno esprimersi e saranno chiamati a decidere se vi sarà o meno scioglimento del consiglio comunale. Quella della caduta anticipata dell’amministrazione in carica non è però l’unica opzione nella disponibilità della commissione, che in linea teorica potrebbe adottare anche provvedimenti “intermedi” come l’allontanamento di singoli dirigenti.

Chi ha indagato. Sull’amministrazione Metta hanno indagato il viceprefetto aggiunto Angelo Caccavone, il comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Foggia Pierpaolo Mason e il comandante del nucleo di polizia economico della Guardia di Finanza di Foggia Francesco Salanitro.

Cosa hanno controllato. Tutti gli atti della giunta, dei dirigenti e del consiglio comunale dal 2015 sino ad oggi, ossia tutta la documentazione relativa alla gestione Metta, compresi mandati di pagamento, licenze rilasciate dal settore commerciale , concessioni edilizie. La lente degli inquirenti si è posata anche su assunzioni, sulle consulenze o sulle collaborazioni intercorse con l’ente pubblico. Attenzione ricaduta anche sulle ordinanze urgenti, comprese quelle sulla società dei rifiuti SIA srl.



Le tre interdittive. Durante la gestione Metta la mafia si è affacciata negli affari comunali. a testimoniarlo in maniera chiara e netta è la stessa Prefettura, che nel giro di tre anni ha rilasciato ben tre interdittive antimafia a tre società diverse. La prima, Cerignola Progresso, ha vinto il bando relativo alla gestione della villa comunale; la seconda, Mondoservice, si è occupata della gestione del verde pubblico. La terza è una società che si è occupata di rifiuti.

La difesa di Metta. Come al solito, Metta si è difeso attaccando. Attraverso i social ha disegnato un quadro di “persecuzione” giudiziaria, chiamando in causa la Prefettura, la Procura e le forze dell’ordine, a suo dire coalizzatesi contro la sua azione amministrativa.

Marchiodoc - Commissione Inchiesta
L’insediamento della Commissione d’accesso agli atti

La reazione dell’opposizione: Bonito. “A Franco Metta e a quelli come Franco Metta reagiremo con forza e determinazione, senza avere paura né di lui né dei delinquenti”. È questo il commento dell’ex giudice Francesco Bonito, che ha commentato l’ennesimo attacco allo Stato da parte del primo cittadino. La mia città sta vivendo momenti di estrema difficoltà. Le interdittive antimafia significano che la nostra comunità municipale è profondamente malata, non si può negare. Significa che c’è stata un’approfondita istruttoria, relazioni da guardia di finanza, commissariato, carabinieri, un insieme di operatori pubblici che hanno valutato la situazione cerignolana e sono arrivate a queste conclusioni: ossia che una serie di appalti pubblici sono viziati perché c’è la criminalità organizzata. Chi ha determinato questa realtà l’ha fatta arretrare pericolosamente”.

“Oggi – ha detto Bonito – sarà compito dei cittadini, delle associazioni e dei partiti chiedere al Ministro dell’interno e al Prefetto di Foggia di arrivare quanto prima al chiarimento della situazione in cui ci troviamo. Cerignola non può aspettare tempi biblici: vogliamo sapere se le infiltrazioni mafiose sono tali da determinare lo scioglimento anticipato”. La reazione alle interdittive prefettizie non è stata di rispetto istituzionale nei confronti del Ministero, del Prefetto e delle Forze dell’Ordine. Abbiamo dovuto registrare una risposta isterica del sindaco, il quale ha attaccato lo Stato e le sue rappresentanze additandole come responsabili di quello che si stava consumando ai danni della città. Invito le forze politiche tutte a dare una risposta durissima a questo comportamento: portare all’attenzione del Procuratore e del Prefetto il comportamento del sindaco Metta. si deve denunciare. Tutto quello che sta accadendo ci rende meno sicuri”, ha osservato Bonito.



La reazione della maggioranza: Frisani. “Io credo nella trasparenza di questa amministrazione. Son convinto che ci sarà l’archiviazione del tutto. Purtroppo quando si è alimentati da odio, per qualsiasi cosa si grida “al lupo!” e/o nel nostro caso ai mafiosi. Sono pulitissimo. Siamo trasparenti. Attendo il giudizio finale – ha fatto sapere il consigliere mettiano Ale Frisani -.  Visto che dal primo giorno in cui ci siamo insediati ci hanno definiti mafiosi (poi vorrei capire da qualcuno che starnazza sui palchi cosa significa per Lui/Lei il termine Mafioso), bene è stato fatto dal Prefetto. Almeno chiudiamo questa faccenda”.



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Incazzati nera

Mi sembrano Totò Riina e Provenzano. Anche loro si sentivano perseguitati

Osservatore

Ahahahahaha Ale Frisani. Fa già ridere così.