Il PD si divide pure sulla TARI: scontro tra gentiliani e anti-gentiliani


L’argomento della TARI serve al Partito Democratico per dividersi ulteriormente. E se ad oggi le avvisaglie tra le due anime (quella del duo Gentile-Sgarro e quella di Dalessandro-Giordano) sono state più o meno sotterranee e tacitate, adesso, con l’aumento della tassa, il pressing dei cittadini e iniziative rimaste al palo, il redde rationem arriva all’ultima fase. “Iniziative politiche e analisi del voto delle europee” sono stati i due temi su cui i democratici cerignolani hanno improntato l’ultimo coordinamento al veleno di venerdì sera, quando la riunione si è sciolta con l’abbandono della seduta da parte dell’ala gentiliana dal Partito Democratico di Cerignola. La segretaria Sabina Ditommaso, dopo l’analisi in chiaroscuro dell’ultima tornata elettorale, ha aperto la questione Tari.

Il Pd, anche sul salasso voluto da Metta, s’è spaccato. I gentiliani, oggi minoranza del partito, hanno iniziato una class action (al momento si aspetta un parere dal Ministero dell’economia e la manovra è rimasta al palo); il gruppo di maggioranza legato a Dalessandro e Giordano, invece, ha proposto il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica che, dopo l’opposizione dell’amministrazione comunale, ha rinviato ogni determinazione al TAR della Puglia.



Le due misure, per certi versi in contrasto, hanno determinato l’ennesima spaccatura interna ai democratici. La segretaria Sabina Ditommaso ha detto chiaramente: “Oltre che al TAR, i nostri legali stanno valutando la proposizione di autonome azioni anche innanzi ai Giudici tributari, considerato che in altri Comuni sono stati ottenuti risultati positivi in tal senso. A differenza di chi ha fatto solo proclami, la Segreteria del PD si è fatta carico di intraprendere un’azione legale a difesa e beneficio di tutti i cittadini. Riteniamo che questa sia l’unica strada efficace e percorribile sulla TARI, e non intendiamo assumerci la responsabilità di qualsiasi altra scelta intrapresa da esponenti politici locali riconducibili al PD che, così facendo, esprimono la loro volontà di non far parte della comunità del Partito Democratico”.

Un messaggio, tutt’altro che velato, alla componente gentiliana che di tutta risposta ha abbandonato il coordinamento e che ha tra l’altro espresso titubanze sulla gestione del partito. “Abbiamo chiesto di parlare del problema TARI già l’anno scorso, ma non c’è stato alcun coordinamento. Poi ci siamo mossi in maniera autonoma e alternativa con la class action e il gruppo dirigente piuttosto che appoggiarci ha deciso di optare per il ricorso al Consiglio di Stato e ha deciso che quella è l’unica via. Per questo siamo usciti, ma rimarremo nel PD”, dice Tommaso Sgarro.



Tra i punti caldi, anche la posizione di Mario Rendine, il consigliere comunale che, in occasione del consiglio del 2018 in cui si votò la TARI, con la sua assenza (era in vacanza in Cambogia) permise a Metta di trovare i numeri in consiglio per proseguire l’esperienza amministrativa (altrimenti il consiglio sarebbe stato sciolto) e approvare l’aumento della tassa. “Si è perso tempo a inseguire i fantasmi cambogiani di Rendine, che avrà pure sbagliato, ma il punto è trovare una soluzione politica all’aumento TARI”, è la replica di Sgarro. 

Adesso, dunque, il PD si divide tra la class action, in attesa del giudizio del ministero, e il responso del TAR: la situazione politica, invece, è ormai incancrenita con posizioni che appaiono inconciliabili tra le due anime dem. Una delle quali, quella gentiliana, scenderà in piazza in pubblico comizio. “Dopo i risultati ottenuti”, dice Sgarro, “ci saremmo aspettati la presentazione delle dimissioni del segretario, che non ci sono state”. Replica dalla segreteria: “Perché, quando Sgarro ha perso il ballottaggio contro Metta si è dimesso?”. E le recriminazioni stanno sfaldando il centrosinistra.

Michele Cirulli



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CICCILLO

TOMMASINO A MANFREDONIA FA LE CASSATE SICILIANE…A CERIGNOLA INVECE FA LE CAZZATE. IMPARASSE A CAMMINARE CON LE SUE GAMBE, E NON CON LE STAMPELLE FORNITE DALLA BENEAMATA DITTA , CHE ORMAI E’ FALLITA.

abram l

La Dott.ssa gentile ha effettuato scelte politiche distruttive per il partito. ormai per troppi anni, soffocando il dibattito democratico, vendicandosi su chi la pensa diversamente, distruggendo le belle persone che le avevano dato fiducia. Un disastro umano e poi politico, che dura da anni. Tutti possono sbagliare ma ad un certo punto bisogna avere il coraggio e la dignità di chiedere scusa per il male fatto e fare un passo indietro, ritirarsi dalle scene politiche…almeno cittadine per il bene del partito e della comunità.