VIDEO | Aggressione al Tatarella, la fuga e il reclutamento “creativo”


Due aggressioni in pochi minuti ed il Pronto Soccorso di Cerignola si conferma un posto invivibile per il comparto medico ed infermieristico che, a fatica, gestisce le emergenze e le urgenze nel centro ofantino. Sabato sera i parenti di alcuni pazienti hanno preso di mira un medico ed un infermiere per i lunghi – a loro dire – tempi di attesa nella gestione del triage. Il tutto mentre nella struttura I medici in servizio hanno così dovevano assicurare le cure ai 50 pazienti, di cui 1 in codice rosso, 11 in codice giallo e 38 in codice verde. Sul punto è intervenuto anche il direttore generale della ASL di Foggia, Vito Piazzolla, che ha stigmatizzato l’accaduto.

Il Pronto Soccorso di Cerignola non è nuovo a veri e propri pestaggi. L’Azienda, intanto, garantisce agli operatori vittime di aggressione tutte le tutele legali e annuncia che si costituirà parte civile negli eventuali procedimenti a carico degli aggressori. Il punto, però, resta l’incolumità, nel quotidiano, dei medici e degli infermieri. Una brutta fama, quella del Pronto Soccorso di Cerignola, che ha spinto decine di medici a rifiutare gli incarichi nel nosocomio per i pericoli connessi alle spropositate reazioni dei pazienti e dei congiunti. A ciò si aggiunge anche la carenza di personale, tanto che nel Pronto Soccorso si è trovata una quadra solo grazie agli operatori del 118.



Carenza medici, spazio alla fantasia
Secondo le stime dei sindacati, nelle corsie degli ospedali pugliesi mancano tra i 300 e i 400 medici. Ma le previsioni sono anche peggiori, perché nel 2025 le stime parlano di circa 1700 in meno. A gravare sul comparto, da una parte ci sono anche i pensionamenti in regime di quota 100, che potrebbero ulteriormente svuotare le corsie; dall’altra parte, invece, il risicato numero di specializzati nelle branche strategiche come anestesia, ortopedia, cardiologia e chirurgia.

Il risultato si concretizza in una mappa di buchi difficili da colmare, tanto che per tamponare le emergenze le ipotesi sono le più svariate. In Molise, ad esempio, si fa ricorso ai medici militari per scongiurare la chiusura dei reparti che si mostrano in affanno. Anche Foggia non se la passa meglio: dopo i sondaggi in ambasciate e consolati, durante la gestione Manfrini, adesso la ricerca – come rivelato dal dg Piazzolla – passa attraverso i social network, utilizzati per sondare eventuali disponibilità. Mentre il comparto medico collassa, all’orizzonte si fa concreta l’ipotesi di ulteriori accorpamenti dei reparti, se non si dovesse porre rimedio all’emorragia in corsia.

Solo per citare qualche esempio, l’ortopedia in Capitanata è ai minimi storici: a Cerignola non si opera più, a San Severo le carenze portano al medesimo risultato, con la conseguenza di intasare Casa Sollievo e gli Ospedali Riuniti.

Michele Cirulli

dal TgBlu



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CICCILLO

La trovata della costituzione di parte civile da parte della ASL FG è una boutade. I dipendenti che operano negli ospedali non sono considerati pubblici ufficiali, per i quali c’è la procedibilità di ufficio in caso di aggressione. Come esercenti un pubblico servizio l’azione penale viene esercitata a querela di parte. E ditemi voi chi se la sente di affrontare gente pericolosa sporgendo denuncia. Il personale subisce due volte : con l’aggressione e con la solitudine . Dire che la ASL si costituirà parte civile è una presa in giro. Mentre non vi è traccia della applicazione della Raccomandazione n.… Leggi il resto »