Lagrimaro, quei fondi ‘spesi’ per il rischio idrogeologico


Un canale completamente inquinato e inquinante, perché l’acqua esaminata dal punto di vista chimico-fisico-battereologico presenta caratteristiche che non rientrano nei limiti stabiliti dal decreto 152/2006 che riguarda i valori di emissioni in acque superficiali. I dati, che la Gazzetta ha potuto visionare, non sono stati rilasciati dall’Arpa, ma dalla trasmissione televisiva “Striscia La Notizia”, che ha dato mandato al centro “Biodaunia” di Foggia di analizzare le acque del canalone ubicato in zona industriale a Cerignola. Nato negli anni ‘50, sul destino del Lagrimaro si inizia a ragionare già nel 1976 quando, con l’approvazione del piano regolatore generale, in quell’area si prevedono insediamenti industriali. Da allora, e soprattutto nell’ultimo decennio, il “canalone” è diventato un problema quasi ingestibile.

Il corso d’acqua, che passa sotto la strada “Rivolese” tagliandola in due, è fortemente maleodorante e ad occhio nudo si presenta come uno strato talmente melmoso da prendere le sembianze di una strada asfaltata. Nel corso degli anni quel canale è stato preso d’assalto da ignoti che hanno sversato all’interno ogni tipo di inquinante, così come dimostrato dai dati elaborati dallo studio Biodaunia: fuori norma sono infatti i valori relativi all’ammonio, all’alluminio, al cromo, al ferro, al rame e agli olii minerali. Con l’escherichia coli di gran lunga oltre i limiti consentiti. Il Lagrimaro si snoda per circa due chilometri lungo le campagne ofantine e sarebbe assai pericoloso se gli agricoltori attingessero da quel corso d’acqua così inquinato.

Infatti, secondo le prove microbiologiche disposte dal tg satirico di Mediaset, quelle acque si caratterizzano come “scarico industriale”: inquietante sorte per quello che inizialmente era stato pensato come raccoglitore di acque piovane. Ed il rischio aumenta se si considera che, in linea del tutto teorica, quelle acque potrebbero essere utilizzate per irrigare i campi. Il Lagrimaro, però, non è un canale chiuso, giacché si immette in altri corsi d’acqua che portano dapprima al “Canale Regina” e per poi dirigersi verso il mare Adriatico, all’altezza di Margherita di Savoia, versante Zapponeta. Alcuni lavori disposti sul canale, negli anni passati, riguardano però soltanto il rischio idrogeologico: al momento, per il Lagrimaro, come riportato sul sito governativo “Open Coesione”, sono stati erogati 1.4 milioni di euro per una superficie di 45.101 metri quadrati. La fine dei lavori di messa in sicurezza (ma non di bonifica) era prevista per luglio 2018.

Lavori di cui si sa poco, visto che il termine di effettiva chiusura del cantiere non è noto nemmeno al Governo. Per quanto riguarda la bonifica, invece, tutto tace. Gli ultimi appelli riguardo una “chiusura” dell’intero corso d’acqua sono datati al 2016, ma da allora nulla è stato fatto e né, tantomeno, l’amministrazione comunale ha informato di ulteriori interventi in tal senso dopo gli annunci di tre anni fa. Sul tema, come si ricorderà, vi è stata anche l’interrogazione parlamentare del deputato Giorgio Lovecchio (M5S), oltre che – negli anni – l’interessamento di associazioni ambientaliste che hanno sollecitato l’ARPA ad intervenire, senza ottenere risultati significativi, ma – come hanno già lamentato su queste colonne – una serie di condizioni praticamente inattuabili per la verifica del canale inquinato nella zona industriale di Cerignola.

Michele Cirulli  



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