Il Richiamo di Maria Teresa Infante a Cerignola

La famiglia, croce e delizia dell’Italia, fra mutazioni genetiche e nostalgie accorate. Da scrigno dei valori e tradizioni remote a fonte di corruzione e malcostume all’italiana, comunque la si voglia interpretare, essa è sempre stata al centro della cultura meridionale.

 

La saga di una famiglia di San Severo al centro della nuova fatica letteraria di Maria Teresa Infante appartiene alla prima categoria, quasi proposta come modello di virtù da contrapporre alla disgregazione dominante.

La scrittrice sanseverese ha scelto di fare tappa alla libreria Byblios a Cerignola, lo scorso 30 settembre, recando con sé un messaggio di amore verso la propria famiglia, trasfigurata in salsa romanzesca nel suo libro, al quale fa seguito un appello di smisurato amore per il suo paese d’origine. Non è raro che dalle colonne dei quotidiani sanseveresi si scagli contro la mentalità incline ai piagnistei dei suoi concittadini, ai quali addita esempi di glorie di un passato prossimo, tra cui gli antichi nuclei familiari allargati, di volta in volta resi oggetto di satira o di ammirazione da parte del Nord.

Coronato dal premio Lupo 2016 nella categoria Narrativa, il Richiamo è un romanzo intriso di intenso lirismo, sparso a piene mani nell’ordito degli episodi raffiguranti tre generazioni che si susseguono sullo sfondo degli eventi della grande storia. Sentire poetico figlio di una lunga carriera avviato sotto il segno della composizione di versi, nel quale si inserisce la vittoria all’edizione 2015 del premio letterario Nicola Zingarelli, ricevuto a Cerignola, davanti ad una platea commossa dalla recita di una struggente poesia legata al dialogo di una madre mancata che si rivolge al suo bambino vittima di aborto. “Il mio libro è una narrazione in prosa poetica. Un po’ perché parlo di ciò che mi appartiene, un po’ perché mi emoziona parlarne, pur essendo fondamentalmente un racconto” commenta alle domande.

Un’ode alla famiglia che fu, non ingenua d’altro canto, consapevole del tempo che passa e corrode i legami un tempo indissolubili, tanto fa far apparire come un retaggio irraggiungibile ai ragazzi di oggi. Tuttavia Maria Teresa Infante non si arrende alla perdita irreversibile, anche attraverso il suo libro, che costituisce un modello per le future generazioni. “Il mutamento è in atto, e di questo dobbiamo essere consapevoli. Ma noi dobbiamo cercare di far conoscere ai ragazzi ciò che nessuno ha fatto loro conoscere, perché non si può amare ciò che non si conosce. Bisogna fare un passo indietro con lo sguardo rivolto al futuro e far capire ai ragazzi la bellezza che c’era in passato, perché il passato ci appartiene. Forse i ragazzi si vorrebbero un po’ più bene anche loro”.

Una scrittrice immensa nella contemplazione della tradizione, ma che non distoglie lo sguardo dai mali che affliggono la sua San Severo; disagi che accomunano fortemente anche la nostra Cerignola, spesso associate agli onori della cronaca per vicende torbide e sconsolanti. La sua ultima parola è rivolta in primo luogo al popolo ofantino, carica di fiducia e speranza. “Siamo agonizzanti e stiamo annaspando, non solo noi, ma nel Sud si nota di più. Non dobbiamo aspettarci aiuto solo dai politici, che hanno le loro mancanze insieme alle nostre. Viviamo due città con una grande bellezza passata che stiamo perdendo. Se cercassimo di lavorare su noi stessi, di recuperare la bellezza come fa Daniela Tattoli con la sua libreria, ce la faremmo. Andando nelle scuole e coinvolgendo i ragazzi” chiosa Maria Teresa sotto uno scoscio di applausi.

Enrico Frasca

 

 

 


 

 


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