Assalto al portavalori a Bari, le indagini (anche) verso Cerignola

Il «colpo del secolo» - definizione non giornalistica ma delle forze dell’ordine - resta ancora quello del marzo 2011. Fu fatto in Toscana, a Poggio Bagnoli, in provincia di Arezzo, ma menti e braccia erano pugliesi, come probabilmente gli autori del primo colpo del 2019, 2,3 milioni in 20 minuti (neanche CR7 guadagna così tanto), sottratti a un portavalori bloccato sulla Statale tra Bari e Matera grazie a due ruspe portate fin lì con due camion a rimorchio.

 

Decisi, rapidi e spietati, come solo chi studia a tavolino un colpo del genere può fare, come solo chi sa che due ruspe a bordo strada laddove i lavori per il raddoppio della carreggiata sono eterni, non danno nell’occhio. Perché se esistesse realmente l’università del crimine di disneyana memoria (quella con il professor Nefarius docente e rettore) la sua sede sarebbe di certo in Puglia, probabilmente a Cerignola. Nel «colpo del secolo» venne bloccata non una strada, non un quartiere - come accaduto, sempre per mano di cerignolani, a Bari, nel 2014 - ma un intero paese, ancora una volta con auto e macchinari rubati.

Obiettivo un’azienda orafa, da cui la banda con mente cerignolana portò via un quintale e mezzo d’oro, perdendo qualche chilo di preziosi nella fuga, come ogni tanto avveniva a Topolinia nei fumetti Disney. Un colpo studiato fin nei particolari, come tanti altri che si sono succeduti negli ultimi anni in ogni parte d’Italia: digitando su google «presi cerignolani» compaiono raid a Ferrara (colpo in banca), a Bologna (assalto a portavalori), a Termoli (furto di fertilizzanti), a Pescara (furti di auto) e Pontedera (generi alimentari), solo per citarne alcuni.

Anche l’ultimo grande colpo del 2018 è avvenuto tra Bari e Foggia, a Canosa, città confinante con Cerignola: a fine novembre un portavalori che trasportava orologi e gioielli venne bloccato sull’autostrada A14, e i rapinatori, armati di fucili e pistole, per paralizzare il traffico e ostacolare l’intervento dei soccorritori utilizzarono bande chiodate, dando poi fuoco ai mezzi per coprirsi la fuga. Come avvenuto ieri, come avvenuto tante altre volte, come probabilmente accadrà ancora. Del resto, come dimenticare l’assalto tipo Far West del novembre 2016 quando venne bloccato non un furgone portavalori, bensì un autobus di linea che collegava la Puglia a Roma? Poco prima di un casello - di Cerignola, ovviamente - due incappucciati bloccarono il bus e, una volta saliti a bordo con fucili in pugno per minacciare i 50 viaggiatori, rubarono soldi, telefonini ed effetti personali di valore.

Insomma, se c’è un posto, in Italia, in cui i colpi vengono studiati a tavolino senza farsi spaventare dai chilometri da percorrere, questo è Cerignola. «Il cerignolano fa lavorare la mente anche nelle attività criminali», spiegano i cerignolani per bene ogni qualvolta si chiede loro di questa strana particolarità del territorio.

L’identikit del cerignolano

«Il cerignolano è intraprendente e anche un po’ arrogante nella sua sicurezza. E questa caratteristica, se da una parte lo fa emergere in tanti campi, dall’altra lo fa primeggiare anche nel male». E infatti, sul lato del bene, i cerignolani famosi non mancano: da Nicola Zingarelli, a cui si deve l’omonimo «Vocabolario della Lingua Italiana», a Giuseppe Di Vittorio, il padre del sindacato italiano, fino a Pinuccio Tatarella. Il cerignolano non è democristiano: o è comunista o è fascista, o è bianco o è nero. La sua propensione è confrontarsi con il prossimo, ma non per cercare l’accordo, per prevalere. E così capita che un gruppo di cinque persone possa partire su un’auto rigorosamente rubata per recarsi in un autosalone a cento chilometri di distanza, per poi tornare a casa con 5 auto nuove fiammanti (ovviamente senza pagamento alcuno). E succede, come si racconta nei bar del centro della città lambita dall’Ofanto, che nei primi anni ‘80 si verifichi una corsa dei giovani cerignolani verso Potenza - nuovo Klondike, per restare al paragone disneyano - quando in città si sparse la voce che nella tranquilla Basilicata le auto venissero lasciate aperte.

Al bar, incontri con la «cronaca nera»

La cosa che dà fastidio ai cerignolani e, in genere, ai pugliesi quando si verificano episodi del genere, è che a fronte della stragrande maggioranza della popolazione che si comporta bene, la cronaca fa emergere la minoranza, seppur non sparuta, che si comporta male. Ma la criminalità organizzata è così diffusa all’interno del contesto sociale che può capitare di prendere un caffè al bar con una persona dalla presenza distinta e scorgerla qualche giorno dopo nelle foto della cronaca nera del giornale. La prova? Uno dei protagonisti del «colpo del secolo» venne prese tempo dopo a Verona durante «Fieracavalli» mentre era intento ad acquistare degli splendidi stalloni. L’unica consolazione è che nell’anno che si è appena chiuso l’Italia non ha partecipato ai Mondiali di calcio: quando gli azzurri vanno avanti nella competizione, crescono i furti di auto nelle città del Tavoliere: i cerignolani sono soliti festeggiare le vittorie della nazionale con «autoscontro». Con mezzi rigorosamente altrui.

Il caso Bitonto

E da meno non sono i bitontini: anche nel grande centro a nord di Bari, molto vicino all’agro di Mellitto teatro del primo assalto a portavalori del 2019, i furti sono all’ordine del giorno. E la rivalità, nel campo, con i cerignolani è molto sentita: ecco, se l’Università del crimine di disneyana memoria potrebbe avere la sua sede virtuale a Cerignola, di certo Bitonto potrebbe esserne una degna succursale. (Corriere della Sera)

 

 


 

 

 


 

 


Commenti 

 
+2 # Detto questo 2019-01-03 19:34
Appunto detto questo a quale conclusione ci porta??
A chi l'onere ed il dovere di far rispettare le leggi?
Il ladro, il truffatore, il delinquente passa attraverso le maglie troppo larghe di questa giustizia, forte con i deboli e debole con i forti che si ostinano ancora a definire "uguale per tutti"
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