Cerignola si mette a tavola, Gioacchino Albanese di nuovo in ricerca

La bellezza dell’indagine scientifica risiede nella sua assenza di fine e limiti, a volte riservando querelle vivaci fra gli addetti ai lavori. Ne sanno qualcosa due validi studiosi di storia locale, Domenico Carbone e Gioacchino Albanese, alle prese con la loro dotta disquisizione intorno alla romanità accertata o latente delle origini cerignolane, con i vari distinguo.

 

I  due sono grandi amici, ragion per cui il loro battibecco è pacato e rispettoso, cui si aggiunge la longevità della loro collaborazione nelle realtà associative e culturali.

Domenico Carbone, incassati gli onori della critica e dei media di alta risonanza come la testata regionale del Tg3 per il suo saggio fluviale a tinte antropologiche su Cerignola, si dichiara totalmente assorbito dalla presentazione a livello nazionale della sua opera e soddisfatto della positiva piega che sta prendendo la programmazione annuale del Club Unesco da lui diretto: “Quest’anno abbiamo diviso i lavori in aree tematiche: un’aria storico-letteraria e artistica, un’area ambientale e una di riferimento locale. Abbiamo gruppi di lavoro che approfondiscono al loro interno i vari argomenti e portano avanti le decisioni sulle ricerche dell’Unesco. Il 13 dicembre si inaugurerà la nuova sede del Club in via Vittorio Veneto, e in tale occasione Giuseppe Ceraudo, archeologo dell’Università di Lecce, ci illustrerà il tratto della via Traiano tra Ordona a Canosa. È un tratto che va riscoperto; noi abbiamo proposto rilievi satellitari oltre che archeologici e topografici perché il sito di Furfani, in particolare, equidistante da Canosa e Ordona, deve essere valorizzato in senso sia storico che culturale”.

Promette un grande studio rivoluzionario e approfondito il professor Gioacchino Albanese, punta di diamante e esponente del nucleo fondatore del Club insieme a Dorella Cianci, peraltro già avviato da tempo e condotto con grande dispiego di forze ed acribia filologica. Il nuovo filone di ricerche verterà sull’alimentazione e sulla gastronomia cerignolana, per cui si gioverà oltre alle fonti scritte e scientifiche, anche delle testimonianze di tanti concittadini memori del passato del centro ofantino. “Sto realizzando una ricerca dedicata alla cucina tradizionale di Cerignola. Nel 2010 l’Unesco approvò come bene da salvaguardare la dieta mediterranea. Noi cercheremo di aggiungere un tassello di specificità alla dieta mediterranea, che pur essendo molto molto estesa, è caratterizzata diversamente per ogni luogo. A Cerignola ha caratteristiche particolari che non si trovano in altri luoghi, e noi aggiungeremo le specificità cerignolane che fanno parte della dieta mediterranea”.

Albanese unisce alla riscoperta delle tradizioni l’ottimismo della volontà, che secondo lui dovrebbe portare i giovani e tutta la collettività a dare maggior peso alla dieta nostrana, in un contesto profondamente mutato: “La dieta cerignolana su è evoluta moltissimo, perché i consumi nazionali sono molto cambiati. Però il fatto che l’Unesco abbia certificato e salvaguardato la Dieta Mediterranea, vuole dire che ha un valore che va oltre il tempo. Per cui sta alle persone, uomini e comunità, di difendere questa ricchezza”.

Albanese non nega uno sguardo di stampo antropologico alla questione alimentare, da studioso col pallino per la filosofia qual è. Infatti anticipa alcune delle direttrici su cui si muove la sua ricerca. Lo studio partirà dalla natura concettuale del cibo, dalla sua primigena funzione tesa alla sopravvivenza al processo progressivo di trasferimento di caratterizzazioni estetiche, quasi feticistiche, che lo sviluppo industriale ha inevitabilmente portato con sé. Muoverà dall’analisi dei tenori alimentari delle varie figure sociali susseguitesi nella storia del tavoliere di Capitanata. Passerà dalla triste figura del terrazzano, infelice abitante semi-nomade dei campi dalla vita grama è infelice, alla figura del bracciante, destinata a divenire l’oggetto e il soggetto del riscatto ad opera di Giuseppe Di Vittorio.

Tra le fonti orali, di indubbia preminenza nel loro valore documentario, Albanese potrà contare sulle testimonianze di Luigi Lupo, docente di matematica del liceo scientifico A. Einstein, ma soprattutto scrigno delle tradizioni culinarie da lui vissute in giovinezza, e tramite la mediazione dell’amico Giovanni Montingelli, attingerà dal patrimonio di conoscenze del padre del medesimo, un signore testimone dei tempi che furono del buon cibo genuino e sano, che porta con orgoglio i suoi novant’anni.

Enrico Frasca

 

 

 

 


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