Le poesie dell'ingegnere che fanno bene al cuore e all'anima

In molti hanno intonato i lamenti funebri per l’estinzione del genere poetico nelle classifiche e nelle scelte editoriali dei lettori, muovendosi in molti casi in maniera frettolosa e sommaria. Macinano grandi ascolti e vendite le sillogi poetiche di Francesco Sole e Guido Catalano, cui perfino Cerignola non è esente dall’offrire i propri contributi alla produzione recente.

 

Una messe ricca di poeti dialettali ha sempre attraversato la storia ad ogni latitudine del centro ofantino, alcuni ancora riveriti e in attività, come Vittorio Bufano e Antonio Daddario. Infatti un giovane ingegnere di Cerignola poco più che trentenne, messa da parte la veste professionale intessuta di algebra e ferrei principi logico-razionali, ha da pochi mesi dato alle stampe una propria raccolta poetica, dal titolo evocativo : La forma delle nuvole.

Il libro, edito dalle Edizioni Del Rosone, è corredato dalle illustrazioni dell’artista cerignolano Lorenzo Tomacelli ed è architettato sull’essenza delle emozioni del giovane Giuseppe Pedone, che si esprime così alle nostre domande : “La raccolta è divisa in vari capitoli. Si parla di momenti di grande felicità, ma anche di attimi di depressione in cui si vedono solo abissi, è un’altalena di emozioni, che penso caratterizzi il viaggio di tutti attraverso il passaggio post-adolescenziale. Ho voluto condividere questi sentimenti, questa scoperta di me stesso, per invitare al dialogo e all’ascolto. Per me la poesia è un esercizio di attenzione, perché dobbiamo sforzarci di farci ascoltare e costruire ponti fra le persone”.

Un ponte i cui stralli sono stati gettati dalla frequentazione con il suo carissimo zio Pinuccio Pedone, cultore delle lettere e confidente intimo, e con il sollecito aiuto del non meno stimato professore Mimmo Corcella. I due uomini sono state le sorgenti attraverso cui il fiume carsico della poesia insita nella sua ispirazione hanno potuto trovare lo sbocco verso la composizione e la successiva pubblicazione, ragion per cui Giuseppe è molto diffidente verso le prefiche della fine della lirica nel mondo contemporaneo : “Bisogna dare spazio alla poesia, e in questo senso la figura degli educatori è fondamentali. Non solo la famiglia, ma anche quello che ci viene trasmesso dal percorso scolastico. Tutte le rivoluzioni devono partire dalla cultura, e se si parte da lì, la poesia può colpire ognuno di noi e tutti possiamo capire cosa sia la poesia”.

La poesia di Giuseppe Pedone consta di liriche dalla ricercata selezione lessicale, dalla lunghezza variabile, tutte connotate dalla volontà di attenersi nel possibile ai canoni della poesia più classici come il verso rimato e la metrica, che conferisce al libro uno sguardo precedente alla rivoluzione all’insegna della libertà attuata nel Novecento. A fare da filo rosso alle poesie è la concezione quasi pascoliana dell’ingenuità, il candore fanciullesco con cui il poeta percepisce il mondo e lo restituisce nei suoi versi : “Con enorme coraggio, i miei educatori mi hanno insegnato l’ingenuità. E ce ne vuole di coraggio, perché di ingenuità ne abbiamo bisogno”.

Le parole ornate di Giuseppe saranno anche foriere di sollievo per chi soffre; i proventi delle vendite saranno devolute alla Fondazione Umberto Veronesi, verso cui il giovane ingegnere nutre grande ammirazione, in particolare verso il grande oncologo scomparso e fondatore della stessa.

Enrico Frasca

 

 

 


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