Il Pordenone di Leo Colucci ad un passo dalla storia: l'Inter passa solo ai calci di rigore

Cenerentola degli ottavi di finale di Coppa Italia”, “Favola neroverde”, “Sogno ramarro”,” Appuntamento con la storia” sono solo alcuni dei titoli di giornale di questi ultimi giorni. Quella andata in scena allo stadio Giuseppe Meazza di Milano non è stata una partita che dimenticheremo facilmente.

 

La corazzata Inter da una parte, la modesta Pordenone dall’altra. La capolista della serie A contro la quinta in classifica del girone B del campionato di Lega Pro. 318,2 milioni di euro di fatturato contro 1,2 milioni (con un rapporto di 265:1).

Davide contro Golia semplificherebbe qualcuno. Vittima sacrificale direbbero altri.

Ed invece niente di tutto ciò. In un freddo martedi milanese accade l’imponderabile: accade che Davide non è poi così spacciato come sembri; accade che Golia non sembra in serata brillante.

Accade che man mano che passa il cronometro, l’iniziale apatia per un match dal risultato scontato lascia spazio alla speranza e alla curiosità. Man mano che si va avanti col gioco, comincia a crescere l’attenzione per quei nomi fino a quel momento sconosciuti al calcio che conta e al pubblico a casa.

Corsa, sacrificio, compattezza senza mai perdere di vista la voglia di spingersi in avanti e senza mai perdere lucidità: pulizia di gioco insomma. Come quella che per anni ha garantito alle squadre in cui ha giocato Leonardo Colucci, cerignolano doc che oggi siede sulla panchina del Pordenone calcio in veste di Davide.

E’ lui il motivo principale per cui la Cerignola pallonara è incollata alla tv.

Leo (come lo chiamano tutti) riesce nell’impresa di far giocare ai suoi ragazzi un primo tempo pressochè perfetto che permette di arrivare negli spogliatoi sul risultato di 0-0 nonostante un paio di pericoli per la sua porta ed un palo, che sa di clamoroso, colpito da Magnaghi (su deviazione di Padelli).

Il secondo tempo è puro sacrificio: la corazzata Inter man mano che passano i minuti fa entrare tutti i suoi gioielli che sfiorano ripetutamente il gol ma nonostante ciò, quello che continua ad impressionare è la capacità di essere squadra dei neroverdi.

La buona sorte e la caparbietà del Pordenone porta la partita su binari inattesi fino ai 90 minuti precedenti: supplementari e rigori.

Leo Colucci di Cerignola sta per compiere un capolavoro, l’apoteosi per ogni amante del calcio: Davide che sconfigge Golia.

La lotteria dei rigori (ad oltranza) fa sfumare il sogno neroverde e fissa il risultato sul 5-4.
Leo però se la ride in panchina perché sa di uscire dalla competizione a testa alta; sa di aver regalato emozioni agli amanti di questo sport; sa di aver guidato i suoi ad un passo dall’impresa; sa di aver messo in difficoltà la capolista della serie A giocando una partita fatta di corsa, sacrificio, sofferenza.

Una partita alla Leo Colucci.

E che il Pordenone abbia giocato la sua partita della vita anche a San Siro, lo riconosce il tecnico dei nerazzurri Luciano Spalletti, che non usa mezze misure: “l passaggio del turno è stato faticosissimo, il Pordenone probabilmente avrebbe meritato il passaggio del turno, ma comunque faccio i complimenti ai ragazzi, a Padelli e agli altri, perché per come si era messa la partita non era facile vincere ai rigori”, ha detto a Repubblica.

Per Leo Colucci, quella del Pordenone è comunque una vittoria: “Sono stati bravi i ragazzi, ho detto loro che non siamo usciti vinti da questa partita, sono stati bravi e più di questo non si poteva chiedere, hanno portato l'Inter ai rigori, per noi è come vincere la Coppa Italia”, ha commentato il mister ai microfoni di RaiSport.

“Quando arrivi ai rigori, è una lotteria, si perdono i Mondiali, possono sbagliare tutti, ho apprezzato chi si è presentato sul dischetto - ha proseguito Colucci -. C'è amarezza, Spalletti mi ha detto che meritavamo noi, lo ringrazio perché è una persona leale, onesta e sincera. I ragazzi avevano le teste basse negli spogliatoi, li capisco, ma ci si rialza, non hanno perso, hanno perso ai rigori contro la capolista di Serie A, abbiamo creato 4-5 palle-gol contro una squadra che subisce pochissimi gol. Ora, però, si gira pagina e si pensa al Renate. Bisogna tornare con i piedi per terra, il campionato di Serie C è un campionato tosto e noi dobbiamo ripartire". (pc)

 

 


 

 

 


Commenti 

 
+2 # Cicciooo 2017-12-13 15:01
Granfe Pordenone
Grande Leo
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