Il ricordo di Tatarella, D’Alema e Sisto e “il sindaco di tutti” (Leggi il primo capitolo)

“Sono le identità forti quelle che poi si rispettano, che si scontrano in maniera aspra ma senza scadere nel chiacchiericcio in cui si ritrova oggi la politica del nuovismo”. Così Massimo D’Alema, tra i più importanti leader della sinistra italiana e tra i fondatori di Mpd- Articolo 1, ha ricordato Salvatore Tatarella durante la presentazione del libro scritto dal giornalista Natale Labia sul “Sindaco di tutti”.

 

Tra gli ospiti, oltre a D’Alema, anche il deputato Francesco Paolo Sisto. A moderare il dibattito, il giornalista Enrico Ciccarelli.

Gli ospiti, accolti nell’auditorium del Liceo Classico Zingarelli della dirigente Giuliana Colucci, hanno raccontato le tappe del cammino politico e umano di Salvatore Tatarella, partendo proprio dal clamoroso 5 dicembre del 1993, quando l’allora missino espugnò il fortino rosso cerignolano.

“Per me – racconta D’Alema- avendo conosciuto la realtà cerignolana sin dagli anni ‘80 come segretario regionale del Partito Comunista, non fu una sorpresa. Conoscevo la realtà dei nostri circoli, tentammo invano di rinnovare le strutture, ma ci fu una evidente difficoltà a modificare certi apparati. Per questo, quando Tatarella vinse le elezioni rimasi amareggiato, sì, ma non sorpreso. Insomma, col muro di Berlino era caduto anche il muro di Cerignola”.

Tra i numerosi presenti, anche i protagonisti di quella stagione: su tutti il giudice Francesco Bonito, candidato proprio contro Tatarella per un seggio in Parlamento, a cui D’Alema fa più volte riferimento. Poi tanti amici e “nemici” politici del “sindaco di tutti”.

“C’è da ricordare, però, che quando Salvatore Tatarella è stato eletto, nelle competizioni provinciali il centrosinistra continuava a vincere. Questo significa che anche pezzi della sinistra locale hanno votato l’uomo superando le ideologie”, ha annotato D’Alema. A ricordare Tatarella è stato anche Francesco Paolo Sisto. Entrambi avvocati, entrambi politici. “Chi meglio di un avvocato può amministrare una città? Un avvocato è di natura portato a difendere i cittadini. E con loro c’è un rapporto di fiducia, perché l’avvocato te lo scegli, proprio come un amministratore”.


 

SALVATORE TATARELLA - IL SINDACO DI TUTTI | "Oltre la vittoria, il 5 dicembre" di Natale Labia (Edizioni Il Castello)

I nomi e i simboli dei protagonisti della corsa elettorale indicano chiaramente che la pole è di Tatarella. È il can-didato sindaco che può contare su un bagaglio di esperien-ze e di competenze per sviluppare una campagna elettorale vincente. Il solo a conoscere le regole della comunicazione e della propaganda. L’unico che può contare su un gruppo di lavoro affiatato da decenni di politica. Grande affabulatore, sa come si seduce la folla e come si ‘incanta’ la gente. Tatarella già dalle prime battute della competizione met-te in campo quelle che saranno le linee guida della sua idea di governo. La sua amministrazione, se accadrà, sarà inclu-siva e moderata, priva di qualunque furia iconoclasta e ideo-logica. Sa bene che le vittorie hanno cento padri e, per quan-to la presunzione non gli faccia difetto, fa in modo che tutti si sentano protagonisti. Così, allarga i riferimenti culturali a tutti i cerignolani illustri, compreso Di Vittorio, provocando le ire della figlia Baldina quando annuncia di voler acqui-stare la casa natale del sindacalista per farne un museo.

In campagna elettorale il fondale dei palchi sopra cui parla e parla instancabile ha i testoni di Mascagni e Pavoncelli, e di quanti hanno avuto brillanti carriere dando lustro alla città.Non solo. Oltre alla propaganda, la sua campagna elet-torale, segue due direttrici: la ricostruzione delle basi am-ministrative, promettendo immediatamente di riparare le strade e di riaprire villa comunale e teatro Mercadante, simboli evidenti dell’incapacità delle passate amministrazioni; e un’idea di futuro per la città che non sia più ancorata ad un unico riferimento culturale, come lo è stato per i comunisti cerignolani, vissuti mezzo secolo su una presunta nobiltà sindacale, ma sia aperta al contributo di quelle forze sociali moderate, così da valorizzare tutte le qualità tipiche italiane e meridionali, come la creatività e la capacità di adattarsi alle situazioni più complicate. Una proposta che negli anni sarà affinata e sarà la base per fargli dire per primo che Al-leanza nazionale, evoluzione del Msi, è naturalmente collo-cata nella casa comune del popolarismo europeo e cioè che la nobiltà ideologica serve a poco se non ci si misura con gli impegni di governo.

In sostanza, Tatarella, dopo essere stato per anni il piro-tecnico fustigatore del malcostume di comunisti, socialisti e democristiani assume i rassicuranti modi propri di un aspi-rante sindaco moderato.I giorni passano e i 400 candidati battono a tappeto la città. L’avvicinarsi dell’appuntamento con le urne rende sempre più evidente la polarizzazione tra l’incerottata coa-lizione Pds – Rifondazione e l’esuberanza dei missini. Il bal-lottaggio tra Tatarella e Cioffi è una certezza per molti e già in questa fase alcune forze politiche, pure in corsa, inviano messaggi ammiccanti all’uno o all’altro candidato.È una campagna elettorale per certi versi veloce. Il 21 novembre arriva in un baleno e il risultato è come da pro-gramma: sarà ballottaggio tra destra e sinistra, tra Tatarella e Cioffi. Con il primo che stacca di 4000 voti e ben 13 punti percentuali il secondo. Finisce 11.042 a 7.217, 37,1% contro 24,19%.

È già un trionfo, ma soprattutto è la certezza che “questa volta si può”, altro claim utilizzato dalla destra.Uno dei dati più significativi, guardando i numeri del pri-mo turno, è lo scostamento tra i consensi ai candidati sinda-co e quelli alle liste che li sostengono. Solo Tatarella otterrà esattamente 2000 voti in più della lista del Msi, per Cioffi, invece, il valore aggiunto dato al volto nuovo della sua can-didatura sarà di appena 650 consensi. Negli altri dieci casi i voti al sindaco e quelli alla lista in linea di massima si equi-valgono o, come nei casi delle liste di espressione moderata, a partire proprio da Città per l’uomo, i voti alla lista saranno maggiori di quelli al candidato sindaco. Ne viene che una buona fetta dell’elettorato, per quanto sedotta o obbligata a votare per questo o per quel consigliere sparsi nelle 13 li-ste in corsa, ha già scelto Tatarella come sindaco, mostrando quali effetti può determinare la norma sul voto disgiunto.Nei 15 giorni successivi le trattative politiche e le sedu-zioni elettorali si moltiplicano.

Cioffi si aggrappa al senti-mento del popolo comunista e della Cerignola ‘rossa’, aiuta-to dall’arrivo di alcuni calibri nazionali della sinistra come Luciano Lama e Walter Veltroni e soprattutto sostenuto dalla presenza di Baldina Di Vittorio, giunta in città a far porta a porta per scongiurare la vittoria della destra. Non si fa vedere Massimo D’Alema, da sempre polemico con la sinistra cerignolana. Tatarella sfoggia calma e tranquillità: parla con tutti e apre le porte della futura amministrazione a quanti, in particolare cattolici e moderati, hanno scelto di non schierarsi con lui al primo turno. La caccia ai voti dispersi nelle altre aggregazioni sconfit-te assume atteggiamenti diversi. Cioffi fa leva sulla naturale avversione ideologica nei confronti della destra da parte di un pezzo di città che quasi geneticamente ormai è affiliata ad un ideale di sinistra.

Tatarella si arma di pragmatismo e guarda anche a pezzi della sinistra dissidente intenzionata a consumare una vendetta politica nei confronti della nomen-clatura che guida gli ex Pci.Entrambi i candidati non si apparentano con gli sconfitti, altro cavillo della nuova legge, e si presentano al ballottaggio con le sole liste del primo turno. Anche questa volta, però, Tatarella spariglia le carte: a pochissimi giorni dal voto, sale sul palco di piazza della Repubblica e chiede apertamente l’appoggio di quanti al primo turno non hanno scelto uno dei due candidati al ballottaggio. Un appello che ha il suono di una campana che chiama a raccolta. L’ennesimo pressing, come scrive anche Mimmo Farina, a coloro che hanno voglia di cambiare. Un altro invito a partecipare. È l’ultima delle trovate tatarelliane. Il coup de théâtre che dà lo scatto di reni alla campagna elettorale.

La volata è lanciata, l’ultima curva è superata, il rettilineo finale si apre lì davanti liscio e pia-neggiante, come le campagne del Tavoliere.Finalmente domenica. Domenica 5 dicembre 1993. Van-no a votare 29.500 cerignolani, appena 2000 in meno che al primo turno. Le urne si chiudono alle 22 e bastano pochissi-me ore per capire che la rivoluzione è compiuta. Finisce 56 a 44, 16.154 voti per Tatarella e 12.632 per Cioffi. Salvatore Tatarella è il primo sindaco di Cerignola di de-stra. È il primo sindaco di Cerignola eletto direttamente dai cittadini.

 

 

 

 


 

 

 

 


Commenti 

 
+2 # Assenze istituzionali 2017-10-24 14:18
Certo che il sindaco che non viene invitato a questo appuntamento la dice tutta. Ma non lo vuole proprio nessuno? Eppure la preside colucci ha fatto l’assessore con lui mi sembra una sgarbatezza istituzionale non da poco. Secondo me ci saranno ripercussioni sul tutto il liceo classico.
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0 # Sac 2017-10-25 12:32
Spiace solo che è decidere i giochi sia stata una dirigente a cui vorrei ricordare che la scuola è di tutti e che il sindaco, piaccia o no, rappresenta i cittadini. Era un evento privato in una scuola pubblica. Voi dovreste essere i garanti dell'imparzialita e i cultori dei sentimenti civici.
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+1 # Pinuccio Bruno 2017-10-24 14:49
Condivido il contenuto dell’articolo , tranne il “passaggio” dell’avv. Francesco Sisto. La sua definizione in calce all’articolo medesimo, non mi convince affatto. Egli dice: “Chi meglio di un avvocato può amministrare una città? Un avvocato è di natura portato a difendere i cittadini. E con loro c’è un rapporto di fiducia, perché l’avvocato te lo scegli, proprio come un amministratore”. Il suo riferimento, chiaramente, era alla figura di sindaco in quanto tale quando cita “amministratore” . Io NON credo che i cittadini abbiano prioritariamente bisogno di un sindaco che li difenda . E poi, difendere da chi? Ma, piuttosto essi abbiano bisogno di essere amministrati nel senso vero del termine. Secondo me , quindi, un buon sindaco dovrebbe essere uno che di conti ne capisca e non di uno che capisca come difendere anche l’indifendibile, come natura professionale.q
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+1 # Pinuccio Bruno 2017-10-24 14:52
A differenza di ciò che avviene in Parlamento laddove si legifera su varie materie, la presenza di chi ha studiato “Legge” è preferibile ad altri. In un Comune, invece, c’è bisogno di chi sappia gestire il denaro con parsimonia . In Consiglio Comunale si applicano e non si producono leggi. Ed è questo il dato più importante e fondamentale della differenza. E’del tutto evidente che, in caso di elezioni amministrative, in assenza di un candidato che sappia fare i conti per professione si sceglie un sindaco secondo ciò che “passa il convento”. Ogni riferimento, è puramente casuale.
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+6 # ex alunni 2017-10-24 16:40
Brutta pagina per la scuola, chiamata a vetrina politica per le prossime elezioni.
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+6 # cittadino 2017-10-24 16:41
Citazione ex alunni:
Brutta pagina per la scuola, chiamata a vetrina politica per le prossime elezioni.

cialtroneria
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+2 # precisando 2017-10-24 19:05
le ricostruzioni dimenticano che il PDS (o allora si chiamava DS ?) per volontà dei gruppi dirigenti provinciali e regionali volle la rottura con parti importanti della base, allontanando dirigenti radicati nella base.
Gino Russo e la Spiga raccolsero oltre 4.000 voti superando il consenso ottenuto dal PDS e Elena Gentile e Alternativa Democratica raccolsero circa 800 voti.
In totale quasi 5.000 voti che avrebbero rovesciato il risultato elettorale.
Cosa che puntualmente avvenne pochi mesi dopo nelle elezioni politiche quando Bonito ottenne l'appoggio della Spiga, capovolgendo il risultato delle urne e superando Farina per meno di mille voti.
Questa è la storia. Il resto è propaganda e millanteria.
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+4 # Onesto 2017-10-24 19:13
E se qualcuno pensasse che Cioffi fosse il sacrificio offerto da bonito a tatarella per avere via libera alle politiche ? Forse perché i due erano amici intimi ?
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+6 # chi è dalemaaaa 2017-10-24 19:14
Qualcuno crede che il liceo sia suo. C'è da dire però che quasi sicuramente il guru frango non sarebbe comunque andato. Penoso lo spettacolo di lecchini che si genuflettevano ad un politico che non ci ha mai cagato. Scorta forze di polizie vigili urbani ex sindaci e quant'altro. Tristezza infinita.
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