Dieselgate a Foggia: nel registro degli indagati i vertici Volkswagen

Lo scandalo mondiale del “Dieselgate” arriva anche a Foggia, dove l’11 luglio scorso il legale rappresentante della Volkswagen Group Italia è stato iscritto nel registro degli indagati a seguito di una travagliata trafila legale iniziata il 29 febbraio 2016, quando la proprietaria di un’auto della nota casa produttrice tedesca ha sporto denuncia per truffa attraverso gli avvocati Pietro Barbaro, Francesco Santangelo e Rossella Ricciuti.

 

Il Dieselgate è scoppiato nel 2015, quando l’agenzia americana per la protezione dell'ambiente ha svelato che la casa automobilistica avrebbe illegalmente installato dei software di manipolazione per occultare le reali emissioni delle vetture, aggirando in questo modo tutti i test e superando di 40 volte i limiti consentiti dalla legge. In seguito alla denuncia dell’EPA il governo statunitense ordinò di ritirare oltre 500 mila automobili “incriminate”. Lo scandalo si è poi diffuso in Europa con oltre 8 milioni di vetture dotate di defeat device. Mentre negli USA sarebbe partita una campagna di indennizzi, nel vecchio continente le operazioni vanno a rilento, tanto che le iniziative giuridiche risultano essere sporadiche e a titolo personale. A febbraio del 2016 la proprietaria di una Audi A5 (anno 2013), originaria di Cerignola, ha deciso di andare a fondo -rivolgendosi al collegio difensivo rappresentato dai legali Barbaro, Santangelo e Ricciuti- dopo aver constatato che la sua nuova vettura effettivamente rientrava tra quelle interessate dalle problematiche relative all’emissione di ossido di azoto. A confermarglielo, proprio la Volkswagen Italia con una nota apposita.

Da qui la denuncia per truffa, perché – spiegano i legali – “ovviamente tale software, fatto passare per altamente ecologico e sensibile al pianeta, aveva un costo di ricaduta sul prezzo complessivo delle autovetture che in alcuni casi incide nella misura del 20 - 30%”. A maggio 2016 la Procura intende archiviare l’esposto perché la “vicenda in esame è priva di rilievo penale ma, al più, rilievo civilistico”. Immediata l’opposizione, insistendo per il rigetto della stessa e chiedendo di ordinare l'imputazione coatta del responsabile, in quanto “la prova della sussistenza del reato di truffa è stato offerto dalla stessa casa costruttrice che con nota del 01/12/2016 richiamava l'autovettura poiché la stessa risultava coinvolta nella campagna d'intervento 23Q7”, annotano gli avvocati. L’11 luglio, poi, presso il tribunale di Foggia, è arrivata l’iscrizione nel registro degli indagati del legale rappresentante del Volkswagen Group Italia. Un fatto, quest’ultimo, che rappresenterebbe il primo caso nella provincia di Foggia.

“Non nascondiamo una certa soddisfazione, pur consapevoli che siamo solo alle battute iniziali. Siamo consapevoli di trovarci di fronte ad un colosso e non sarà facile, ma non demordiamo. CI aveva stupito la richiesta di archiviazione e per questo abbiamo deciso di proseguire in questa battaglia legale”, commentano gli avvocati Barbaro, Santangelo e Ricciuti.

Michele Cirulli

 

 


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