Criminalità, il tabù della politica

Per i rappresentanti politici di Cerignola parlare di criminalità è un tabù. Eppure dovrebbe essere il primo punto della loro agenda, visto che 27mila su 58mila cerignolani hanno problemi con la giustizia e 1 teenager su 4 (13-18 anni) , secondo uno studio elaborato nelle scuole dal giudice Francesco Bonito, ha avuto, ha o avrà rilevanti intoppi con la legge. A fronte di questi numeri, che probabilmete rendono Cerignola un caso nazionale più unico che raro, la dialettica politica, solo per fare un esempio delle ultime due settimane, si è letteralmente incendiata, nell'ordine, su: biblioteca Tatarella, emergenza neve, tubature dell'acqua distrutte, se effettivamente lo slip rosso porti bene se indossato a Capodanno e amenità varie.

La criminalità per la politica non è una priorità ed invece è ciò che determina e condiziona ogni azione di cittadini e istituzioni. Soprattutto al sud. Per questo, nel luglio scorso, la Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha fatto una capatina a Foggia per capire quali dinamiche interessino il capoluogo, Cerignola ed il Gargano, ovvero le mete più sensibili ai fatti di mafia. “La società foggiana è la mafia più ignorata dai media, è potentissima ed efferata” twittava lo scrittore Roberto Saviano nel 2013.

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Elena Gentile per 9 anni ha fatto parte della giunta Vendola, che ha trasformato – a parole- la legalità nel suo vessillo. A maggio scorso la pediatra ha deciso di confrontarsi con le elezioni europee, facendo scacco matto a Fitto con un bottino di 130 mila voti. Ventimila di questi li ha presi in Campania, la regione della Terra dei Fuochi; altri 31 mila li ha incassati in provincia di Foggia, la terra di Black Land. Eppure nessuno ha potuto ascoltare una parola della pasionaria dem sullo scarico illegale di rifiuti tra Campania e Puglia. Zitta, come se non fosse mai esistito. Perchè? In quei giorni, invece, si dava un gran da fare parlando di “regole per le primarie” mentre una schiera nutrita di persone imbottiva di monnezza il suolo che l'eurodeputata dovrebbe difendere, rappresentare e ai cui cittadini chiede voti.

Nel suo ospedale, il Tatarella di Cerignola, dove un numero considerevole di personale sanitario per volere della dea bendata porta in tasca la tessera del PD e magari durante le primarie te li ritrovi in coda ai gazebo mentre ti lasciano il terrore che in quel momento il nosocomio sia completamente sguarnito di unità medica ed infermieristica, a luglio scorso hanno arrestato due medici che, secondo l'accusa, praticavano aborti a pagamento. Uno di questi è il fratello del suo consigliere politico. Anche in quel caso, da assessore regionale uscente alla sanità, non si è registrata nessuna presa di posizione. In quei giorni la Gentile era impegnata nella campagna elettorale dopo aver fatto blitz mediatici negli ospedali di Puglia (spendendo parole negative solo per i sindaci nemici, tra l'altro).

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Antonio Giannatempo si è sempre detto garantista. Sarà che sulla sua pelle ha provato la sensazione poco gradevole di aver affrontato un processo dal quale ne è uscito completamente pulito con formula piena, ma il rispetto delle istituzioni sembra essere un oggetto misterioso. Nel giugno del 2013 il presidente del consiglio Natale Curiello è stato arrestato nell'ambito dell'operazione Pegaso, che ha portato in manette 23 persone. La banda si occupava, secondo gli inquirenti, di rapine, di furti, di riciclaggio di auto rubate. La posizione del Presidente del Consiglio andrebbe nella direzione del favoreggiamento, poiché in seguito all’acquisto di una Fiat Panda dall’illecita provenienza, Curiello, che secondo l’accusa era informato della natura furtiva del veicolo, lo avrebbe poi negato proteggendo, così, l’impianto del clan che operava su diverse province, da quella di Foggia, a Potenza, Barletta-Andria-Trani, Bari,Campobasso, Isernia, Salerno, Avellino, Benevento, Chieti e Pescara.

L'allora Pdl e l'Udc non persero tempo: “Lo rivoteremo”. Pd rapido con tanto di solidarietà. La Cicogna di Franco Metta, che ha chiesto le dimissioni di praticamente tutti gli assessori anche per il nodo della cravatta ritenuto non sufficientemente elegante, si è limitata ad un “non è consigliabile rieleggerlo”. Si narra che un consigliere comunale cicognino, sul proprio profilo Facebook, in quei giorni postò un commento polemico contro Giannatempo, reo di non aver espresso immediatamente solidarietà all'arrestato. Quel post fu cancellato su commissione. Tagliato come un dj taglierebbe una brutta canzone. All'esterno dovevano dare l'idea di essere contro Curiello. A prescindere dal dato folkloristico e aneddotico, c'è un fatto reale: infatti, dopo la rielezione del presidente del consiglio, mai fattivamente ostacolata dai cicognini, Metta scrisse: “Da oggi in avanti non mancheremo di ricordare ai Cerignolani chi rappresenta il massimo consesso democratico della città e per volontà di chi”. Da quel giorno non solo Franco Metta non ha mai parlato dell'arresto di Curiello, ma non ha mai avuto nemmeno il coraggio di nominarlo. Nel frattempo l'avvocato ha rimediato una condanna ad un anno di reclusione per aver insultato...i giudici. Quando si dice la coerenza.

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Il 17 dicembre Antonio Sorrenti, che nel 2003 esasperato dalla richiesta di tangenti ammazzò il boss Taddone, è stato freddato in via Teano. In sostanza, la sconfitta dello stato di diritto. Il ritorno in grande stile della Mafia Cerignolana con un episodio che ha riportato la memoria direttamente agli anni 90, in piena guerra di clan. L'uccisione del rivenditore d'auto è stato un capolavoro criminale dal valore altamente simbolico. Tutti fermi, Gentile e Metta come al solito silenti sulla criminalità.

Interviene il sindaco Giannatempo, ovvero l'unico che avrebbe fatto bene a tacere: “Mi auguro, a questo punto , che qualcuno, ai piani alti dei palazzi che gestiscono l’ordine pubblico, si chieda se non sia stata sottovalutata per troppo tempo la portata dei fenomeni malavitosi locali”. Ma i “piani alti”, a maggio scorso, avevano invitato Giannatempo a chiarire cosa stesse succedendo a Cerignola. Alla domanda della Commissione Parlamentare sui reati contro gli amministratori relativa alla portata del fenomeno criminale nel territorio, il sindaco delinea una situazione fantascientifica che spinge il presidente della commissione Doris Lo Moro a rivolgersi così, sfogandosi, al prefetto di Foggia, Piernicola Silvis: “Avrebbe dovuto ascoltare l'audizione del sindaco di Cerignola che abbiamo svolto ieri(...). Il suo racconto mi ha messo in crisi. Perché ricordo bene l'audizione del sindaco di Cerignola e descriveva un altro film; perché non c'è nessun rapporto tra quello che lei ci sta raccontando e la lettura delle intimidazioni che è stata data dal sindaco di Cerignola: o vive in un altro Paese lui o noi abbiamo ascoltato un'altra storia". Insomma, Giannatempo sembrava sottovalutare il problema, perchè la sua narrazione non parlava di mafia e di criminalità, piuttosto ascriveva alla crisi economica e allo sfaldamento sociale gli eventi delittuosi.  
Se l'attentato alla redazione della rivista satirica Charlie Hebdo ci ha insegnato qualcosa, è che oggi più di ieri diventa un dovere di tutti, più che diritto, gridare, scrivere, parlare ed esprimere liberamente i propri pareri.  Il nostro è che questa classe politica sia particolarmente timida, se non prona, con la criminalità, con gli atteggiamenti e con le inclinazioni criminali che si registrano sulle cronache del territorio. Che invertano la rotta, e subito, e non ci inducano a pensare che non sia soltanto la mafia ad essere una montagna di merda.

Michele Cirulli