Bonito: “Io sindaco? Potrei, altrimenti farò politica senza poltrone”. Panico tra i gentiliani


“Ho la rabbia e la voglia di cambiare in meglio la condizione dei miei concittadini e lo farò con i ragazzi splendidi del PD, precisando subito che non voglio niente: si parla di me come di un possibile candidato sindaco. Lo farò se si creeranno le condizioni e se soprattutto lo vorrà la gente. Altrimenti rimarrò dove sono, posso fare politica senza occupare nessuna sedia”.

Hanno creato scalpore le parole di Francesco Bonito, già giudice di Cassazione e parlamentare PD, che ha affermato di poter correre come candidato del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative. Il suo rientro alla politica attiva, già manifestatosi con l’endorsement pubblico a Zingaretti all’ultimo congresso del Partito Democratico, ha generato non solo speranza per chi, anche trasversalmente, nel particolare momento storico vedrebbe di buon occhio un ex giudice alla guida di un paese che vive  all’ombra della mafia; ma ha generato anche malcontento per chi vorrebbe provare, nuovamente, la corsa a sindaco sotto il vessillo del centrosinistra.

Chi di sicuro non l’ha presa affatto bene è stato Tommaso Sgarro, che ha attaccato i vertici del suo partito: “Questa dirigenza del PD, da par suo, non trova di meglio che preparare e diffondere un video/blitz per lanciare qualche candidato sindaco “cotto e mangiato”… Della serie così è se vi pare, accodatevi o fuori dalle scatole”, ha commentato il delfino di Elena Gentile, la quale, con il giudice, non vanta di certo trascorsi benevoli. La possibilità di una candidatura di Bonito avrebbe l’effetto di aprire anche a mondi non tradizionalmente legati al centrosinistra.

Marchiodoc - Francesco Bonito
Marchiodoc – Francesco Bonito

Ma più che una candidatura, quella di Bonito è una disponibilità, fermo restando che l’ex giudice avrebbe posto delle condizioni sia sulla ipotetica composizione delle liste, che sulla ipotetica squadra di governo e sulla compattezza della coalizione. “Se ci saranno le condizioni – ha specificato Bonito- potrò anche candidarmi, altrimenti farò politica in sostegno ai ragazzi e alle energie del PD”. Il partito, che ancora deve metabolizzare il congresso del 2017 dal quale sono venuti fuori due tronconi speculari, è in forte affanno, stretto da una segreteria timida nelle scelte politiche e una minoranza spaesata sul proprio destino (potrebbe confluire in una lista civica esterna).

Altrettanto tiepida la reazione alla chiamata alle armi del gruppo gentiliano contro “il rischio” Bonito, che pare trovare più favore all’esterno del PD (e di questi tempi – osservano i più maliziosi- non sarebbe un male). Sgarro, da parte sua, rende pubblica una guerra sotterranea che fino ad oggi era stata tenuta col silenziatore: “Non sono dunque una sorpresa le tante, tantissime persone che continuano a segnalarmi il disagio a commento di alcune dichiarazioni della segretaria cittadina del PD e sua vice, registrato e diffuso qualche giorno fa via radio e social”, dice Sgarro, che nel 2015, senza riuscirvi, tentò la scalata a palazzo di città perdendo al ballottaggio una sfida che al primo turno sembrava già vinta e archiviata. Poi gli anni di battaglia del centrosinistra sulla questione legalità, infine la possibile proposta di un “giudice-amministratore”. Ma che nel PD finisce perfino per dividere.

Michele Cirulli



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