Il Comune di Cerignola deve pagare 800mila euro ad Aseco

Decreto ingiuntivo per il Comune di Cerignola che deve corrispondere circa 800 mila euro ad Aseco spa, la società satellite di Acquedotto Pugliese che da dicembre 2017 gestisce gli impianti di Forcone Cafiero dopo il tracollo della società Sia srl e lo sfaldamento del Consorzio di bacino Fg4. L’ente comunale ha dato mandato ai legali di proporre ricorso contro la decisione.

Aseco ha chiesto al Tribunale di Taranto di ingiungere al Comune di Cerignola il pagamento in suo favore della complessiva somma di 796.884,25 euro «a titolo di pagamento di fatture rimaste insolute quale corrispettivo per il servizio di trattamento rifiuti urbani indifferenziati e recupero spese smaltimento, trasporto, ecotassa» svolto per conto dell’Ente. Il giudice, accogliendo la proposta della società Aseco, ha intimato al Comune di Cerignola di pagare l’intera somma entro 40 giorni: a questa decisione si è opposta l’amministrazione, che ha dato l’ok ai legali comunali di procedere in ricorso.

Le fatture non pagate riguardano mensilità fino ad aprile 2018 e poi agosto e settembre dello stesso anno, quando i rifiuti, che ormai erano depositati in strada, furono temporaneamente abbancati presso l’interpor to di Cerignola. Quell’attività di biostabilizzazione, per un complessivo valore di circa 800mila euro, non è stata mai pagata, nonostante quelle somme rappresentassero parte principale dell’aumento del 36% della tassa sui rifiuti deliberato nel comune ofantino. Per fare in modo che la società satellite di AqP si occupasse della gestione dei rifiuti a Cerignola, nei giorni di trambusto ed emergenza, ci pensò l’Ager – l’agenzia regionale ai rifiuti – a fissare il prezzo della biostabilizzazione a 49 euro a tonnellata smaltita.

In sostanza, all’aumento dei costi in bolletta non vi sarebbe stato il pagamento del servizio. Il che apre interrogativi su dove siano finiti quei soldi e quanta “evasione”di Tari vi sia stata, ma tra Consorzio e Aseco vi è un’altra partita aperta, ancora più corposa, del valore di circa 3 milioni di euro. Con un’ordinanza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a dicembre 2017, preso atto delle difficoltà di Sia srl, era stato autorizzato l’intervento di Aseco nella gestione dei rifiuti del Consorzio: la società impegnò circa 3 milioni di euro per concludere i lavori relativi alle sedici biocelle.

Soldi che dovranno uscire dalle casse dei comuni per fare ritorno in quelle della società Aseco spa. Rispetto all’ingiunzione di pagamento sui costi di smaltimento, pari a 800 mila euro, il Comune ha proposto ricorso, con ogni probabilità appellandosi a procedure di natura tecnica che poco cambiano, però, sul piano della sostanza.

Nel frattempo procedono le interlocuzioni tra il Consorzio e la Aseco anche per il futuro del ciclo dei rifiuti, visto che i sindaci hanno espressamente richiesto che sia la stessa società a subentrare come gestore: l’ultimo summit è avvenuto a dicembre scorso, qualche giorno prima che i giudici del Tribunale di Taranto obbligassero il comune a pagare quanto dovuto ad Aseco spa.

Michele Cirulli

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