Consiglio legalità: Metta scrive al Prefetto, Sgarro lo querela

Il senatore del M5S Marco Pellegrini vuole un nuovo consiglio per parlare di legalità ed “invito tutte le forze politiche, sindaco in primis, ad assumere atteggiamenti responsabili e costruttivi”. Il giorno dopo l’ennesima figuraccia dell’amministrazione comunale targata Metta e Pezzano, la politica si interroga sull’autorevolezza che porta in dote.

Doveva essere un incontro per parlare di sicurezza e legalità, invece è stato un incontro al bar tra Metta, Rendine e Sgarro. Grida, urla, insulti. “Sospendere la seduta per intemperanze e, poi, alla ripresa, constatare la mancanza del numero legale, rappresenta una sconfitta per tutti. La lotta alla criminalità (organizzata e non) deve vederci tutti uniti, al di là dei contrasti personali e politici. Chi non lo capisce fa un favore ai criminali”, dice il senatore a 5 Stelle.

Metta, da parte sua, invita il Prefetto a prendere provvedimenti contro Sgarro e Rendine, rei – a suo dire – di averlo interrotto e di aver osato ridere durante i suoi interventi. Sgarro, invece, promette querele per quel “fallito” volato dallo scranno più alto dell’aula Di Vittorio. Silente ancora una volta il vescovo Luigi Renna, ormai sempre più schiacciato sulle posizioni dell’amministrazione nonostante le voci sulle infiltrazioni mafiose e le continue perquisizioni, il prelato è sempre in prima linea schierato con quella parte della città.

Abbiamo chiesto a Tommaso Sgarro cosa sia successo (avremmo fatto lo stesso con Metta, ma da tre anni scappa dal contraddittorio).

Cos’è successo nel consiglio comunale?

Il sindaco nel suo intervento a chiusura della discussione sul tema emergenza criminalità a Cerignola ha cominciato a insultare ogni singolo consigliere di opposizione del centrosinistra. Ha cominciando dando praticamente del cretino al consigliere Moccia, non si è fatto scrupolo di inveire contro la consigliera Mirra in procinto di diventare mamma, per passare ad offendere il consigliere Rendine, la consigliera Dibisceglia e concludere con me, dandomi del fallito. Tutto questo sotto lo sguardo silente e colpevole dei colleghi di maggioranza. L’idea che si possa urlare, offendere e che l’altro debba sottomettersi in silenzio, non è tollerabile, non può passare. Per quel che mi riguarda querelerò il sindaco, ma quanto accaduto è grave. Potrà forse funzionare con i consiglieri di maggioranza, ma di sicuro non può essere usato confronti dei consiglieri di opposizione. Lede ogni minima regola di convivenza civile e politica. Ci vuole rispetto per le opposizioni e per la casa delle cittadine e dei cittadini che è il Consiglio Comunale. Siamo lì per rappresentare l’interesse delle cerignolane e dei cerignolani, non per essere insultati.

Perchè ha detto al sindaco “l’emergenza sicurezza è lei” ? 

Se un sindaco entra in un’aula consiliare travestendosi da bullo e prendendosi il diritto di insultare chiunque davanti ad un Consigliere regionale e un Sentore della Repubblica, quello stesso sindaco che dovrebbe essere il primo responsabile in materia di ordine pubblico e sicurezza: è un problema. I comportamenti, le parole di Metta, nel complice silenzio di amministrazione e consiglieri di maggioranza sono l’emergenza. Come si può chiedere di comportarsi in maniera corretta quando il primo a interpretare certi modi di fare è il primo cittadino? Gli atti di questa amministrazione troppo spesso rappresentano il sintomo di questa emergenza. Lo abbiamo denunciato a più riprese, continueremo a farlo senza paura. Il consiglio comunale oramai è svilito, asservito, non c’è politica, non c’è dibattito, così non ha più un senso. Questa come la chiama se non emergenza? Non siamo una città normale.

Piovono controlli della Guardia di Finanza agli amministratori. Che idea si è fatto?

Che la Guardia di finanza faccia perquisizioni in abitazioni private di assessore e dirigenti per una letterina anonima è una favoletta a cui possono credere giusto i bambini in vista del Natale… Non so su cosa stiano indagando, personalmente credo siano tante le cose poco chiare nella gestione della macchina comunale. Ritengo inoltre strano il messaggio lanciato urbi et orbi dal sindaco a mezzo social. Non so cosa possa sapere lui sulle indagini in corso e su cosa abbiano o meno trovato durante i controlli. In questi casi solitamente si tiene il profilo basso. È una scelta consigliabile, soprattutto se non si vuole intralciare le indagini. È quello che abbiamo fatto noi, a cui non interessa lo sciacallaggio, ma solo la verità dei fatti. Su questo saranno gli inquirenti a decidere.

Non crede che gli insulti di Metta avessero l’intento – poi ottenuto – di far saltare il tavolo? 

Si, l’intenzione del sindaco era fare saltare il tavolo, cosa grave su temi come il contrasto alla criminalità e la sicurezza pubblica. Avevamo proposto un ordine del giorno e avevamo dichiarato la nostra disponibilità a emendarlo insieme alla maggioranza. Solo che il tavolo era già saltato prima degli insulti, ai presenti è stato presto chiaro. Metta ha voluto far saltare tutto in malo modo, ordinando alla sua maggioranza di non rientrare in aula. Sintomatico che non sia rientrata neanche Forza Italia. Solo che lo sgarbo Metta così non l’hanno fatto a noi, ma alla città. Avevamo proposto la costituzione di un fondo a sostegno delle spese legali per le vittime di rapina. Avevamo proposto una maggiore presenza dei vigli urbani negli orari notturni, specialmente nei festivi. Non credo sia normale che la gente di questa città veda i vigili per strada solo per eventi mondani. La presenza della polizia municipale è un deterrente e aumenta il senso di sicurezza della cittadinanza. Avevamo chiesto di ripensare gli orari della ZTL nei giorni settimanali per la stagione invernale, dopo avere ascoltato alcuni commercianti. Da subito il sindaco ha mostrato nervosismo. Fino alla sceneggiata finale. Non siamo stati noi ad essere pesantemente offesi, ma Cerignola.

A Cerignola c’è un problema criminalità o un problema Stato?

Lo Stato sta rispondendo. Dati alla mano le operazioni dell’arma e dalla polizia sono oramai quotidiane. Eppure in città non aumenta la percezione della sicurezza. Il problema sicurezza riguarda l’intero territorio di Capitanata e in questo territorio c’è Cerignola. La criminalità si è evoluta, si è infiltrata negli strati produttivi. Oramai recluta manovalanza non per compiere atti criminali ma per alimentare i suoi interessi. La paura è che ci sia una pace criminale che possa però non tardare a saltare. A quel punto da che parte della saremo? Le istituzioni su certi temi non si possono dividere. Avevamo dato un’impronta positiva al consiglio, non volendo scaricare, come spesso è stato fatto il passato anche dallo stesso Metta, la colpa di atti criminosi al sindaco. Cosa senza senso. Niente, nessuna possibilità di interlocuzione. Sul tema sicurezza e contrasto alla criminalità sono scappati. Non è neanche più chiaro se per assenza di coraggio o per motivazioni politiche dettate dal sindaco.

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