Barbaro dimissionario, Forza Italia verso una nuova crisi

Manca poco all’ufficializzazione delle dimissioni di Pietro Barbaro da coordinatore cittadino di Forza Italia. A meno che non vi siano clamorosi capovolgimenti di fronte, l’avvocato azzurro lascerà la guida del partito dopo che a dicembre era stato nominato dal segretario provinciale Raffaele DI Mauro per traghettare i berlusconiani ofantini verso le politiche, le europee e le amministrative 2020.

Eppure, nel momento di maggiore entusiasmo e di rinascita, non sarebbe andato tutto per il verso giusto. Ad iniziare dal rapporto con i consiglieri comunali Antonio Bonavita, Natale Curiello e Paolo Vitullo, non sempre allineati alla linea di partito ma svincolati su scelte diverse. Ad esempio il voto sulla TARI, nel consiglio che ha permesso a Metta di mantenersi in vita grazie all’assenza di Rendine (Pd) e che ha generato spaccature a destra così come a sinistra.

Sull’aumento della tassa sull’immondizia del 36%, sommato all’aumento del 19% dell’anno prima, Barbaro avrebbe consigliato il voto netto e contrario. In aula, invece, dopo un accordo con la lista Sgarro Sindaco e col PD, i tre consiglieri forzisti hanno optato per l’abbandono dell’aula. Al di là del singolo episodio, però, a gravare sulla decisione di Barbaro di allontanarsi da Forza Italia sarebbe stato l’atteggiamento dei consiglieri comunali.

La stessa tiritera che ormai si consuma da tre anni circa i rapporti di ambiguità, per usare un eufemismo, tra l’amministrazione e i consiglieri di Forza Italia, ritenuti organici alla maggioranza senza se e senza ma. Soprattutto ritenuti, da una fetta del partito, veri e propri maggiordomi di Metta: e i rapporti di ambiguità potrebbero sciogliersi alle prossime provinciali, quando e se Metta dovesse candidarsi e a quel punto Forza Italia dovrà dire apertamente se votarlo o meno gettando giù la maschera.

Oltretutto, adesso si apre una nuova fase in Forza Italia per la designazione del nuovo coordinatore: Barbaro era riuscito a creare entusiasmo e ad attirare vecchie e nuove conoscenze del centrodestra, provando anche a interloquire con pezzi di coalizione ormai persa. Evidentemente tutto questo non è bastato. Tra falchi e colombe inizierà una nuova faida: e non è detto che non finisca per giovare ancora chi sta sbarrando ogni possibilità di allargamento della coalizione e di crescita dei berluscones sul territorio.

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